I Giuochi Olimpici d’Arcadia

15 luglio 1693

Un «poetico ed amichevol contendere»

Tra le diverse attività promosse dall’Arcadia, particolare attenzione meritano i Giuochi Olimpici. Celebrati ogni quattro anni, come le antiche Olimpiadi, si distinguono da queste per la diversa natura delle competizioni, di carattere letterario, anziché sportivo, e per essere aperti, a partire dalla seconda edizione, anche alle donne. Nel corso della prima edizione, inaugurata il 15 luglio 1693 (cfr. Morei, Memorie istoriche, pp. 220-225), la loro fisionomia non è ancora ben delineata, tanto che si assiste a gare sia fisiche sia poetiche, ma già dalla seconda, svoltasi nel 1697, essi si presentano nella forma di un certame letterario.

Come ricorda Crescimbeni, poiché «la diversità del luogo e de’ tempi» rispetto all’antica Grecia non permette l’esercitazione «nel Corso, nel Salto, nel Disco, nel Cesto e nella Lotta, che erano i Giuochi i quali dagli Antichi si facevano», l’Arcadia propone un nuovo pentathlon, ovvero «cinque utili ed ingegnosi Giuochi alla nostra condizione proporzionati, i quali s’appellano l’Oracolo, le Contese, l’Ingegno, le Trasformazioni e le Ghirlande. A’ vincitori de’ quali l’Adunanza stabilisce corona non già d’Oleastro, come tra gli Antichi si costumava, che badavano al solo esercizio del corpo, ma ben di Lauro intrecciato con Mirto, imperciocché queste frondi sono premio più adeguato per le vittorie che da un poetico ed amichevol contendere i nobili e perspicaci ingegni riportano, e massimamente dal canto» (Crescimbeni, L’Arcadia, p. 279).

L’iniziativa si inserisce a pieno nel progetto arcadico di recupero e rinnovamento del buon gusto, proponendo una riattualizzazione del classicismo che afferma la superiorità dell’intelletto e delle virtù morali sulle abilità fisiche (cfr. Guarino, L’incoronazione di Corilla Olimpica, pp. 169-170). Caratterizzata da un’accentuata ritualità, dai travestimenti dei giudici e degli atleti-autori, dalle cerimonie di inaugurazione e premiazione, essa costituisce un momento fondamentale della vita dell’Arcadia, che anche in tal modo ribadisce la sua ambizione a orientare le scelte culturali, a Roma e in tutta Italia (Tatti, I Giuochi olimpici, p. 64). Si tratta infatti di un’occasione ludica e mondana che diviene uno strumento fondamentale di autocelebrazione, come dimostra in particolare l’edizione del 1726, svolta in onore di Giovanni V di Portogallo, che aveva donato all’Accademia il denaro necessario per costruire il Bosco Parrasio alle pendici del Gianicolo (cfr. Acquaro Graziosi, L’Arcadia, p. 18).

L’importanza del ruolo svolto dai Giuochi, ribadita nelle sue Memorie istoriche da Giuseppe Morei, che nel 1754 ne ripristinò la celebrazione, dopo diversi anni di sospensione (Tatti, I Giuochi olimpici, p. 66), è testimoniata anche dai volumi che raccolsero i componimenti dei partecipanti. Limitatamente agli anni del custodiato di Crescimbeni, si dispone inoltre della serie archivistica degli Atti Arcadici, in cui è registrata, con dovizia di particolari, la cronaca delle varie edizioni.

Bibliografia: Giovan Mario Crescimbeni, L’Arcadia, di nuovo ampliata, e pubblicata d’ordine della Generale Adunanza degli Arcadi, colla giunta del Catalogo de’ medesimi, Roma, Antonio de’ Rossi, 1711; [Michel Giuseppe Morei], Memorie istoriche dell’Adunanza degli Arcadi, Roma, Stamperia de’ Rossi, 1761; Maria Teresa Acquaro Graziosi, L’Arcadia. Trecento anni di storia, Roma, Fratelli Palombi, 1991; Silvia Tatti, I Giuochi olimpici in Arcadia, «Atti e Memorie dell’Arcadia», 1, 2012, pp. 63-80; Raimondo Guarino, L’incoronazione di Corilla Olimpica e l’improvvisazione in Arcadia nel Settecento, «Atti e Memorie dell’Arcadia», 5, 2016, pp. 169-193.

Autore: Maila Vaccaro
Revisore: Pietro Petteruti Pellegrino

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