Addio a Giorgio Patrizi

1 settembre 2023

Giorgio Patrizi, arcade con il nome di Mirtisco Carintio, è mancato all’affetto dei suoi cari e di noi amici, allievi, colleghi il 1 settembre 2023. Laureatosi a La Sapienza di Roma, vi è rimasto fino al 2002, quando si è poi trasferito all’Università del Molise, presso la quale ha ricoperto molti ruoli istituzionali, tra cui quello di Direttore di Dipartimento.

Ancor prima dei suoi studi, quello che tutti ricordano di Giorgio Patrizi è la sua profonda e intelligente ironia, capace di sgretolare questioni fintamente importanti, e di ridare la giusta misura alle cose. E l’ironia, si sa, è la capacità di vedere il mondo secondo le due dimensioni che lo caratterizzano: l’apparenza esterna e la sostanza, la rappresentazione e l’essenza, la maschera e il volto. È questo dualismo che lo ha guidato nei suoi studi, e in modo particolare in quelli di ambito novecentesco. Gli autori da lui prediletti sono quelli che hanno voluto superare un realismo diretto e referenziale, per cercare di riconsegnare al lettore – magari attraverso la mediazione sagace del critico – la molteplicità del reale, il gomitolo del mondo, le contraddizioni dell’esistente: Gadda certamente (a cui Giorgio ha dedicato il suo primo e il suo ultimo libro), Pirandello, oppure Volponi e tutti coloro che hanno scritto Prose contro il romanzo (titolo di un volume del 1996). E di pari passo ha viaggiato la passione per il rapporto tra parola e immagine (nel 2000 Donzelli pubblicava il suo Narrare l’immagine), un altro dei modi attraverso cui percorrere le diverse e contorte rifrazioni del reale. Solo un atteggiamento ironico – capace appunto di guardare dietro l’apparenza e il dato di fatto – consentiva di restituire una certa e composita immagine del mondo: compito dello scrittore e compito del saggista.

Giorgio Patrizi è stato un intellettuale molto generoso: chi lo ha conosciuto ricorda come accettasse tutti i tipi di invito, sia quelli a eventi molto prestigiosi e di altissimo livello scientifico, sia quelli meno altisonanti; anzi proprio a questi – che si trattasse di seminari organizzati da giovani, presentazioni di poeti emergenti, laboratori di studio – prestava una cura particolare, nella convinzione che compito dell’intellettuale fosse quello di esserci: e proprio ora che non c’è ne sentiamo fortemente la mancanza.

Per la sua grande disponibilità Giorgio Patrizi è stato un docente molto amato, sia dagli studenti, sia dai laureati che hanno poi proseguito le loro ricerche. A questi ultimi non ha mai fatto mancare la propria attenta lettura, i consigli, gli incoraggiamenti, e anche le sorridenti reprimende. Ironiche verrebbe da dire, e indispensabili quando ci si prende troppo sul serio. Del resto la letteratura è già un’attività seria di suo, che non ha bisogno di un surplus di retorica; retorica disinnescata all’occorrenza dal franco e accogliente sorriso di Giorgio Patrizi, negli studi come nella vita, come se tra le due sfere non ci fosse una netta separazione.

Massimiliano Tortora

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